Monthly Archives: novembre 2009

PERCHE’ LA DONAZIONE SOLIDALE

Aderire alla donazione è
indispensabile per sostenere il sistema solidaristico che consente a tutti di
ottenere cure appropriate, operate in base a scelte cliniche effettuate
dall’esperto in materia, su basi di evidenza scientifica e protocolli diagnostici
condivisi” ,
questo è il
pensiero del Professor Franco Mandelli e sviluppato dal Professor William
Arcese del Policlinico Torvergata di Roma e dal Professor Franco Locatelli del
Policlinico San Matteo di Pavia, entrambi portatori di esperienze che rafforzano
l’opinione di altri esperti nel mondo che considerano il trapianto di cellule
staminali emopoietiche una terapia salvavita consolidata e di grande successo
per la cura di numerose e gravi malattie del sangue.

Ogni anno,
infatti, circa 13.000 pazienti nel mondo, che non dispongono di un donatore
compatibile in famiglia, hanno bisogno di un trapianto di cellule staminali
emopoietiche (cellule in grado di autoriprodursi e
dare vita ad altre linee cellulari dalle quali derivano tutte le cellule del
sangue). Un quinto di questi pazienti è trattato con il sangue del cordone
ombelicale. Le cellule staminali emopoietiche contenute nel sangue del cordone
ombelicale sono in grado di generare globuli bianchi, rossi e piastrine
esattamente come quelle del midollo osseo.

In Italia
tuttavia si reclama una legge che consenta anche l’utilizzo autologo
(personale) delle cellule di sangue personale per fruirne a scopo terapeutico,
magari in vista di future
scoperte
nel campo della medicina rigenerativa.
Abbiamo girato la domanda a Locatelli, che così replica: “n
on esiste ad oggi in tutto il
mondo prova alcuna dell’utilità della conservazione del sangue cordonale a
favore del proprio bambino.

La
pratica clinica si costruisce quotidianamente sulle evidenze scientifiche e non
sulle potenzialità della medicina del futuro che costituisce per tutti una
speranza, ma non rappresenta ancora il presente che deve rimanere ancorato alla
medicina basata su prove di efficacia (evidence-based medicine).

Attualmente
non vi sono riscontri associati all’uso di cellule staminali autologhe
riportati dalla letteratura
scientifica. Tutti i dati disponibili sono relativi solo all’uso allogenico di
cellule staminali da sangue cordonale.

In
più non vi è, ad oggi, alcuna certezza circa il periodo di conservazione delle
cellule stesse per cui un loro possibile impiego per la cura del cancro o delle
malattie degenerative della vecchiaia, è una auspicabile ma ancora remota
possibilità.”.

Ed è proprio l’evidenza scientifica che ha ispirato l’ordinanza
“Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue di cordone
ombelicale”, firmata dal Ministro Sacconi il 26 febbraio scorso, che nel recepire le norme
introdotte dal decreto legge 207/2008 , convertito in legge il 24 febbraio
2009, e in particolare l’art.35, c.14, rinvia al 31 dicembre p.v., il termine
per l’emanazione di un decreto con cui sarà disciplinata la conservazione di
sangue cordonale per uso autologo, fatto salvo quanto già previsto per la
conservazione ad uso dedicato al neonato e al consanguineo con patologia in
atto o nel caso di famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie
riconosciute trattabili con trapianto di cellule staminali da sangue cordonale.
In attesa di un decreto che istituzionalizzi l’attività delle banche di
raccolta pubbliche , il direttore del Centro Nazionale Sangue , dottor Giuliano
Grazzini, è intervenuto sottolineando che : “
il network
delle Banche di CB, già operativo per quanto riguarda la collaborazione tra i Professionisti
che vi operano, sta lavorando, sotto il coordinamento del C/S con la collaborazione
del C/T, alla standardizzazione e al miglioramento dei protocolli operativi e allo
sviluppo di nuove linee di ricerca nell’ambito delle attività di banking del
CB. Ad oggi il lavoro tecnico svolto dai Centri nazionali e dai Professionisti
è in una fase avanzata e, seppure con non poche difficoltà, ha già posto le
basi per “fare rete”, oltre ad essere già, di fatto, un network sufficientemente
strutturato sotto il profilo tecnico-scientifico.”

Questo ritardo di regolamentazione si traduce spesso
nell’impossibilità di far fronte puntualmente a tutte le richieste di donazione da parte delle
mamme, in quanto possono effettuare la raccolta solo le strutture abilitate e che operano
in conformità alle normative italiane e comunitarie vigenti sulla sicurezza e
qualità in materia di sangue, tessuti e cellule.

“Infatti- ricorda il dottor Alessandro Nanni Costa, direttore
del Centro Nazionale Trapianti-
Un centro trapianti che cerca
un’unità compatibile per un suo paziente deve poter contare sull’accesso ad largo inventario
senza bisogno di ripetere più volte la ricerca presso le varie strutture e deve
avere la garanzia sulla qualità delle unità ricevute indipendentemente da dove essa
sia stata conservata.”

La presentazione di Best practice frutto della cooperazione tra
strutture sanitarie e volontariato , ha dimostrato che è possibile, con un uso intelligente
e condiviso delle risorse, rispondere in modo equo, appropriato e solidale ai
bisogni di salute anche emergenti della comunità.

 

La presidente Regionale

Dr.ssa Gaetana Franco

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